Il diktat di un maxi store che ha imposto ai dipendenti la presenza nei giorni di festa i sindacati si mobilitano

L’ultimo sos arriva dai dipendenti dell’azienda Bimbo store. I lavoratori dei punti vendita di Palermo, Trapani e Agrigento, venerdì scorso, hanno ricevuto una mail in cui si comunica che « tutto il personale lavorerà tutte le domeniche di dicembre » . I sindacati che conoscono il caso Bimbo store e che hanno ricevuto in questi giorni numerose segnalazioni dello stesso tipo da parte dei dipendenti della piccola e grande distribuzione annunciano battaglia.

«Coinvolgeremo tutte le sigle sindacali — dice Mimma Calabrò, segretario regionale della Fisascat Cisl Sicilia — Puntuale ogni mese di dicembre e ogni periodo festivo si presenta lo stesso scontro. Da un lato gli imprenditori che vogliono tenere aperti i negozi la domenica per rispondere alle esigenze del mercato e dall’altro i lavoratori che a fronte di pochi spiccioli in più preferirebbero rimanere a casa con la loro famiglia almeno per le feste. La liberalizzazione delle vendite non può trasformarsi in un cappio al collo per i lavoratori» . Sull’altro fronte, però, ci sono i titolari delle attività commerciali che puntano tutto sugli incassi del mese di dicembre.

«In questo periodo di crisi — dice Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo — anche ai lavoratori può convenire lavorare la domenica e portarsi a casa un gruzzoletto in più. Ovviamente se il lavoro domenicale è pagato come prevedere il contratto e rispetta i diritti dei lavoratori. Ormai il lavoro è spalmato su sette giorni. Anche il piccolo commercio a dicembre è sempre aperto».

Le categorie più colpite

I dipendenti più colpiti sono di certo gli addetti alle vendite. Sia quelli con formula part time, da 16 a 24 ore alla settimana, che i full time che arrivano, invece, a 40 ore. Durante il periodo natalizio, infatti, non solo i centri commerciali, ma anche i piccoli punti vendita cercano di rimanere aperti tutti i giorni per incassare di più.

E ci sono lavoratori che si preparano ad affrontare il periodo più faticoso dell’anno con una trentina di domeniche già fatte nel 2017.

«Ci sono colleghi che hanno già 26 domeniche alle spalle — dice Cristina Vella, rappresentante sindacale del punto vendita ” Grand vision” di via Ruggero Settimo, che ha una bimba sotto i tre anni e che per questo è esentata dalle domeniche ancora per qualche mese — e non sono certo felici di avere davanti a loro un mese così pesante. Anche perché non si guadagna di più. Appena 6 euro per ogni domenica. Anche se le fai tutte in un mese ti porti a casa una ventina di euro. E intanto hai perso tempo prezioso da dedicare ai tuoi cari».

Il contratto di lavoro

Secondo il contratto collettivo di lavoro la domenica deve essere pagata con una maggiorazione del trenta per cento in più rispetto all’ordinaria giornata di lavoro. In ogni caso si deve avere diritto a un giorno compensativo di riposo. Il datore di lavoro può chiedere di lavorare la domenica se ci sono delle motivazioni rilevanti come appunto può essere il periodo di dicembre, ma è auspicabile una turnazione fra i dipendenti. E mentre nei pochi casi delle multinazionali i lavoratori possono contare sui contratti integrativi che rendono più appetibile lavorare la domenica e i festivi perché guadagnano anche 150 euro in più al mese, per le piccole realtà non è così.

«E ogni busta paga — dice Monja Caiolo, segretaria generale della Filcams-Cgil di Palermo — finisce per essere un rebus, a discrezione del datore di lavoro. I dipendenti chiedono di potere chiudere almeno nei festivi più importanti e di avere garantita una turnazione. In modo da avere 1 o 2 domeniche libere ogni mese. Al momento non è così. Su un contratto part time di 700 euro netti al mese e su un full time di 1.100 euro al mese, la domenica può incidere in media 100 euro in più mensilmente».

I giovani commessi

Ormai, per le nuove assunzioni, la tendenza è quella di contrattualizzare la domenica, cioè di inserirla già nel piano di lavoro settimanale, indicando un altro giorno libero fisso alla settimana. «Un modo per avere già tutte le domeniche garantite — dice una giovane mamma che lavora nel punto vendita di una grande catena commerciale — Alla fine portiamo a casa pochi soldi e non vediamo mai i nostri bambini che stanno sempre con i nonni, anche quando è festa».

Tanti casi finiscono nelle mani degli avvocati. «In generale — dicono gli avvocati Luigi Maini Lo Casto e Lorenzo Maria Dentici — non deve mai essere snaturato il rapporto di 6 a 1 tra i giorni di lavoro e quello di riposo. Per esigere il lavoro domenicale deve comunque sussistere il consenso, anche tacito, da parte del lavoratore. E ci sono dei soggetti che possono legittimamente rifiutarsi di lavorare nelle domeniche o nei festivi, come i genitori di minori sotto i 3 anni e chi assiste persone disabili». 

La Repubblica, ed. Palermo, 5 dicembre 2017